Washington non ha abbandonato la fede, l’ha soltanto resa irrilevante

Il mito della Washington senza Dio, capitale avvinghiata a combinazioni variabili di peccati capitali, va bene giusto per le rappresentazioni stilizzate, per i romanzi come “I 500” di Matthew Quirk, in cui il lobbista luciferino promette al giovane con la schiena dritta tutti i regni del mondo in cambio della sua anima. E’ finita la storia della capitale che rinnega la fede dei padri per votarsi al vitello d’oro del potere, il teatro dell’apocalisse dove la tracotanza sarà punita alla fine dei tempi: nella realtà sotto la coltre della secolarizzazione si agita una vita spirituale fervente, un’esplosione religiosa trasversale, un gran ritorno alla trascendenza dopo tanto indaffararsi attorno all’umanesimo senza Dio.
23 AGO 20
Immagine di Washington non ha abbandonato la fede, l’ha soltanto resa irrilevante
New York. Il mito della Washington senza Dio, capitale avvinghiata a combinazioni variabili di peccati capitali, va bene giusto per le rappresentazioni stilizzate, per i romanzi come “I 500” di Matthew Quirk, in cui il lobbista luciferino promette al giovane con la schiena dritta tutti i regni del mondo in cambio della sua anima. E’ finita la storia della capitale che rinnega la fede dei padri per votarsi al vitello d’oro del potere, il teatro dell’apocalisse dove la tracotanza sarà punita alla fine dei tempi: nella realtà sotto la coltre della secolarizzazione si agita una vita spirituale fervente, un’esplosione religiosa trasversale, un gran ritorno alla trascendenza dopo tanto indaffararsi attorno all’umanesimo senza Dio.
Newsweek ha dedicato la copertina al ritorno della religione a Washington, fenomeno controintuitivo e rassicurante per quella fetta d’America che guarda in cagnesco i rapidissimi progressi della secolarizzazione. Quella fetta che non ha apprezzato il ritorno di Obama sul podio al termine della conferenza stampa per rendere omaggio a Jason Collins, il primo giocatore dell’Nba a fare coming out.
Per i timorati di Dio e i timorosi degli eccessi del secolo c’è il racconto pubblicato dal settimanale e firmato da Joshua DuBois, ex assistente di Obama per gli affari religiosi, che se n’è andato in giro per le stanze del potere a stanare i praticanti di qualunque fede per dimostrare che nulla è stato rinnegato. C’è il consigliere che ha studiato dai gesuiti, il capo di gabinetto che ha due fratelli preti (anche se uno poi ha dismesso la tonaca, incidente di percorso), il parlamentare musulmano che prega cinque volte al giorno, il gruppo interconfessionale che si ritrova il venerdì mattina a Capitol Hill. Il presidente legge i salmi tutte le mattine sul BlackBerry.
A un certo punto ci si aspetta di scoprire che Obama ha nominato in gran segreto il turiferario di stato, che dovrà essere confermato dalla segretissima commissione per gli affari religiosi del Senato. Il messaggio che vuole passare il devoto DuBois suona così: guardate, cari compatrioti cresciuti all’ombra della fede, che i rappresentanti dell’odiata burocrazia statale non sono automi senza pulsioni religiose, ma hanno una luminosa vita contemplativa che li unisce idealmente ai battisti delle chiese di Birmingham, ai cattolici irlandesi, agli ebrei dell’Upper West Side, ai musulmani che si ritrovano nelle moschee dei sobborghi. Il tratto comune degli ex colleghi di DuBois è racchiuso in un aggettivo del titolo: segreta. E’ una vita religiosa segreta, esclusivamente privata, impostata sulla rigida separazione fra la sagrestia e la situation room, devotissima e tendenzialmente irrilevante. DuBois ci informa con orgoglio che il chief of staff di Obama, Denis McDonough, ha accettato di fare con lui la prima “conversazione in profondità” riguardo alla sua fede: la conversazione è talmente profonda che McDonough non va molto oltre i confini di Wikipedia, e sull’influenza che il suo essere cattolico esercita sulle scelte professionali si appella a un detto del fratello: “E’ una fede fatta di libri”, cioè per essere buoni cristiani bisogna studiare, essere preparati, leggere tanto. Poi si può chiudere il libro e tornare alle attività normali.
L’autore cita un sacco di funzionari, parlamentari, assistenti, staffer e analisti che hanno una vita religiosa attivissima e separata dal mondo reale da una sottilissima membrana trasparente. La preghiera interconfessionale va esibita, ma guai a ritrovare in quelle litanie le sorgenti di una posizione politica sul matrimonio gay o sulla disputa con i vescovi a proposito della contraccezione obbligatoria prevista dall’Obamacare. Tutta l’acqua che l’autore porta al mulino della sua tesi serve a chiarire che il cuore religioso di Washington continua a battere, ma è un battito segreto e impercettibile, da custodire nel silenzio e nell’oscurità, un battito da morti più che da vivi.